Quando un ente a partecipazione pubblica come Anas opera sul territorio, la rispondenza ai principi di trasparenza e leale collaborazione dovrebbe rappresentare un presupposto naturale. È su questa linea di confine, fatta di garanzie e prassi istituzionali, che si inserisce l’interrogazione presentata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dalla parlamentare e vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino.

I due episodi e il nodo della collaborazione

Al centro della ricostruzione della deputata figurano due vicende distinte lungo il tracciato della Strada Statale 106 Jonica, accumunate da una gestione dei rapporti con gli enti locali e i rappresentanti dello Stato che meriterebbe forse un supplemento di riflessione.Il primo fatto risale al 5 giugno 2026. A seguito di segnalazioni su un presunto rallentamento dei lavori per il Terzo Megalotto, la parlamentare si reca in cantiere nell’esercizio del proprio mandato. L’accoglienza dell’impresa appaltatrice appare inizialmente lineare, la accolgono, le illustrano lo stato dei lavori e “dopo averle consegnato i necessari dispositivi di protezione individuale, la accompagnano fino all’ingresso del cantiere”. Ma è proprio davanti al varco che accade il patatrac. Il dirigente della società affidataria riceve una telefonata da parte di dirigenti di Anas a cui “veniva disposto di non autorizzare la visita”, nonostante la deputata “avesse già indossato i prescritti dispositivi di protezione individuale”.La questione, finisce per irrigidire proprio la funzione di verifica riservata ai parlamentari su opere di primario interesse pubblico, tanto da indurre Vittoria Baldino a presentare l’interpellanza.