Sulla morte del piccolo Alessio Pio di Zungri, la dirigente del nido di Tropea, dove si sospetta la presenza di un batterio killer e che il bambino frequentava, chiarisce: «Abbiamo seguito tutte le procedure previste e chiuso la struttura in autotutela»
VIBO VALENTIA – “Abbiamo seguito tutte le procedure previste, contattato immediatamente l’Asp e disposto la chiusura della struttura in via precauzionale, senza attendere indicazioni formali, per tutelare i bambini e le loro famiglie”.
È da qui che Serena Miceli, dirigente della Family Baby School di Tropea, sceglie di partire per ricostruire quanto avvenuto nei giorni scorsi all’interno della scuola frequentata dal piccolo Alessio Pio, il bambino di un anno e mezzo di Zungri deceduto all’ospedale di Catanzaro. Mentre l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia prosegue gli accertamenti, la responsabile dell’istituto ripercorre la sequenza delle decisioni adottate dalla scuola, dalla comparsa dei primi casi gastrointestinali fino alla sospensione delle attività e alla sanificazione straordinaria dei locali.
Al momento del colloquio con il Quotidiano del Sud, personale dell’Asp era già impegnato all’interno della struttura per i primi sopralluoghi e le verifiche del caso. L’ipotesi al vaglio riguarda un possibile focolaio riconducibile al Clostridium difficile. Il batterio che, secondo quanto riferito dalla dirigente, potrebbe essere stato introdotto dall’esterno. “Stiamo ipotizzando insieme all’ASP quello che potrebbe essere successo. Molto probabilmente è un batterio che è entrato dall’esterno all’interno della struttura, e quindi stanno facendo le verifiche del caso per capire come interrompere questa catena di contagi”.











