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La ricchezza delle famiglie a livello globale è aumentata in maniera netta lo scorso anno, grazie alle aspettative di ingenti profitti legati all'intelligenza artificiale, che hanno spinto i mercati azionari verso nuovi massimi. Tuttavia, questo fenomeno ha anche alimentato le aspettative sulla nuova tecnologia e potrebbe portare a una correzione economicamente dannosa qualora tali promesse non venissero mantenute. Nel dettaglio, secondo un report del McKinsey Global Institute, nel 2025 la ricchezza delle famiglie è salita a 570.000 miliardi di dollari, con un aumento del 7,3% rispetto al 2024. Si tratta di una crescita superiore alla media del 5,9% registrata dal 2000 e caratterizzata da dinamiche insolite. Per gran parte di questo secolo, l'aumento della ricchezza delle famiglie è stato trainato soprattutto dagli immobili, poiché molte famiglie possiedono una casa. Lo scorso anno, invece, sono state le azioni a fare la parte del leone, contribuendo al 57% dell'incremento della ricchezza, mentre gli immobili si sono fermati al 15%. Naturalmente, l'aumento della ricchezza rappresenta una buona notizia. Tuttavia, emergono segnali secondo cui il modo in cui questa ricchezza viene generata potrebbe non essere sostenibile. Secondo il Mgi, solo il 20% dell'aumento della ricchezza è stato determinato da nuovi investimenti in beni reali, come macchinari, attrezzature, abitazioni ed edifici. Tra il 2000 e il 2024 la media era pari al 30%. Al contrario, il 60% dell'incremento della ricchezza è stato determinato da guadagni sulla carta, cioè dall'aumento dei prezzi delle attività finanziarie, rispetto a una media di circa un terzo nel periodo 2000-2024. "C'è molta ricchezza, ma è costruita sulle aspettative piuttosto che sugli investimenti nell'economia reale", afferma Jan Mischke, partner del Mgi e uno degli autori del report. Di conseguenza, molto dipende dalla capacità dell'intelligenza artificiale di mantenere le promesse che oggi alimentano le valutazioni dei mercati. I prezzi delle attività finanziarie non possono crescere indefinitamente più rapidamente degli investimenti reali e della produzione economica. Questo divario può essere colmato in diversi modi. Lo scenario più favorevole sarebbe un aumento della produttività, capace di accelerare la crescita economica. Esistono però anche scenari meno positivi, tra cui una discesa dei prezzi degli asset per riportarli in linea con l'andamento dell'economia. È quanto accadde in Giappone all'inizio degli anni Novanta, quando esplose la bolla immobiliare, e nel 2007-2008, quando lo scoppio di un'altra bolla immobiliare provocò la crisi finanziaria globale. In entrambi i casi, l'aumento del valore degli asset era stato alimentato da un forte ricorso al debito. "Quando i valori di immobili e azioni crescono più rapidamente del Pil, il capitale può essere destinato in misura eccessiva al riacquisto di attività finanziarie, spesso con un elevato utilizzo della leva finanziaria", afferma il Mgi. "Per le famiglie la ricchezza aumenta, ma solo sulla carta, con un rischio crescente di future correzioni". All'inizio di questo mese, anche la Banca centrale inglese ha avvertito che l'aumento dell'indebitamento degli investitori impegnati ad acquistare partecipazioni in società legate all'intelligenza artificiale ha accresciuto il rischio di un brusco calo dei prezzi, che potrebbe mettere a repentaglio la stabilità del sistema finanziario. Esistono comunque alcuni elementi che lasciano sperare che questa volta un crollo possa essere evitato. L'intelligenza artificiale sta infatti alimentando un forte aumento degli investimenti reali negli Stati Uniti e in altri Paesi, e non soltanto dei guadagni finanziari. Inoltre, gli Stati Uniti sembrano beneficiare di un'accelerazione della produttività, con segnali, seppur più timidi, anche in altre economie. Resta però necessario che molte condizioni favorevoli si concretizzino affinché l'intelligenza artificiale riesca davvero a soddisfare le aspettative che hanno sostenuto il forte rialzo delle Borse. Se ciò non dovesse accadere, le conseguenze economiche potrebbero estendersi ben oltre gli Stati Uniti. Questo perché gli investitori stranieri sono fortemente esposti al boom dell'intelligenza artificiale americana. Secondo il Mgi, gli Usa rappresentano ormai quasi la metà di tutte le azioni detenute a livello mondiale, una quota molto più elevata rispetto al passato e aumentata sensibilmente negli ultimi anni grazie al forte rialzo delle quotazioni. Oltre un terzo delle azioni statunitensi è detenuto da investitori esteri. Se i prezzi degli asset dovessero subire una forte correzione, le famiglie di tutto il mondo si sentirebbero meno ricche e probabilmente ridurrebbero i consumi, con effetti negativi sulla crescita economica.







