Il principale termometro della crisi climatica sono gli oceani, che continuano ad accumulare calore a un ritmo senza precedenti. Dalle temperature record registrate in Sudafrica alle eccezionali ondate di caldo che hanno investito l’Europa, l’energia in eccesso intrappolata dalle emissioni di gas serra non rimane infatti nell’atmosfera: circa il 91% viene assorbito dagli oceani.

È quanto emerge da un’analisi del World Resources Institute (Wri), firmata da Tom Pickerell, global director dell’Ocean Program, secondo cui il mare rappresenta oggi il più chiaro indicatore dello squilibrio energetico del pianeta.

Grazie alla sua elevata capacità di immagazzinare calore, l’oceano ha finora attenuato gli effetti del riscaldamento globale. Ma questa funzione ha un costo crescente. Nel 2025 i primi 2.000 metri degli oceani hanno accumulato più calore che in qualsiasi altro anno dall’inizio delle rilevazioni, segnando il nono record annuale consecutivo. Ancora più preoccupante è la velocità del fenomeno: tra il 2005 e il 2025 il ritmo del riscaldamento è stato più che doppio rispetto a quello osservato tra il 1960 e il 2005. Gli esperti del Wri ricorrono a un’immagine efficace: è come versare ogni secondo negli oceani 7,6 miliardi di tazze di tè bollente.