C’è una cosa che riesce benissimo all’opposizione: dimostrare ogni giorno il suo totale scollamento con il Paese reale, quello che si misura su emergenze concrete come la sicurezza. E non battaglie di giornata per addetti ai lavori. Adesso, per loro, la priorità è denunciare il voto parlamentare che nega ai pm di Roma l’acquisizione delle chat tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro con il ristoratore pregiudicato Andrea Caroccia per la vicenda della Bisteccheria che costò il posto al governo del parlamentare di Fratelli d’Italia. Conte che registra un video fremente di indignazione, i parlamentari grillini che accendono l’aula con i cartelli “Fuori le chat”. E via con il corollario della Meloni che onora il sacrificio di Borsellino e poi copre vicende opache.Tutto torna utile quando una coalizione sgarrupata si mostra incapace di tenere il passo della maggioranza di centrodestra e raggiunge una sintesi solo nell’odio verso le forze dell’ordine e nella difesa dei violenti delle piazze. Il solito diversivo per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su un campo ritenuto più congeniale, tipo dipingere il governo come un’accozzaglia di affaristi contigua alla criminalità organizzata.È senz’altro vero che questo Paese abbia bisogno di maggiore trasparenza. Quindi il momento è buono per uno scatto di qualità. Ma a 360 gradi. Se diventa di importanza fondamentale consegnare alla magistratura le chat di un parlamentare, significa che anche a sinistra non possono fermarsi al giochino di gridare “Fuori le chat”. Troppo comodo e anche iniquo. Quando non si sa cosa inventare in politica, qualcuno lancia sempre l’immancabile “patto”. Che grosso modo potrebbe funzionare così: “fuori le chat” di Delmastro, che per i grillini sembrano più importanti dei manoscritti di Moro per le sorti della Repubblica. Ma fuori tutto davvero, a questo punto. Le chat di Conte con il ministro Speranza durante lo loro gestione del Covid ai tempi del governo giallorosso. Le chat degli ex magistrati Scarpinato e De Raho che hanno fatto di tutto per non farsi interrogare dalla commissione Antimafia sulle rispettive conoscenze professionali nelle grandi inchieste siciliane sulla mafia e sul dossieraggio abusivo a carico di ministri e parlamentari. Un po’ più interessante per gli italiani, con permesso rispetto alla conversazioni di Delmastro con il signor Caroccia. Questa sì che sarebbe una motivazione maggiormente fondata per occupare i banchi del governo al Senato.E quante chat di Sigfrido Ranucci sarebbero da leggere, per capire come venivano preparate certe inchieste su Report, sempre a senso unico per indirizzare l’opinione pubblica a ribellarsi a un governo colluso con forze oscure. E magari fare luce sul misterioso attentato contro il conduttore Rai che, per fortuna si sta scoprendo, a tutto doveva servire fuorché fare male. Ha ragione Conte: “Fuori le chat”. Quante cose gli italiani hanno diritto di sapere.
Delmastro, Conte e le chat
Tutto torna utile quando una coalizione sgarrupata si mostra incapace di tenere il passo della maggioranza di centrodestra e raggiunge una sintesi solo nell'odio verso le forze dell'ordine e nella difesa dei violenti delle piazze












