La frizione tra politica e magistratura si riaccende nelle aule parlamentari. A innescare la nuova escalation è stata la decisione della Giunta per le autorizzazioni della Camera di respingere l’istanza della Procura di Roma volta ad acquisire le chat intercorse tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Caroccia. Il pronunciamento, che dovrà ora essere esaminato e votato dall’Aula di Montecitorio, ha provocato un effetto domino fino a paralizzare i lavori del Senato.

Al centro della disputa c’è l’inchiesta sulla cosiddetta “Bisteccheria d’Italia” e sui processi decisionali legati alla società “Le 5 Forchette”. Per i magistrati quei messaggi, rinvenuti nel telefono sequestrato a Caroccia, sarebbero determinanti per ricostruire i rapporti tra i due. Delmastro non risulta formalmente indagato nel procedimento, ma la posizione di Caroccia accende ulteriormente i riflettori: l’uomo è coinvolto in un’indagine per riciclaggio e ha alle spalle una condanna definitiva a quattro anni per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso, ricondotta, secondo alcune ricostruzioni, al clan Senese.

La maggioranza si è compattata attorno al diniego. Il relatore di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha motivato la bocciatura in nome della tutela delle garanzie, censurando la richiesta dei pm per la sua “genericità”, l’“assenza di delimitazione temporale” e la mancata dimostrazione dell’impossibilità di ricorrere a strumenti meno invasivi. Una linea che mira a presidiare un equilibrio istituzionale, evitando autorizzazioni considerate “esplorative”.