Una recente sentenza della Corte costituzionale è di particolare rilievo nel dibattito sui diritti sociali della persona, sulla sostenibilità del sistema previdenziale e, in fondo sull’equità generazionale. La pronuncia della Consulta numero 125 dello scorso 14 luglio interviene su un decreto legislativo del 1994. La norma prevede, per il personale scolastico, il trattenimento al lavoro per coloro che, compiuti i 65 anni di età, non abbiano raggiunto i requisiti minimi per la pensione. La Consulta ha stabilito che non si può andare oltre i 70 anni senza tenere conto, come prevedeva la legge, della «diversa maggiore età individuata tenendo conto dell’adeguamento agli incrementi della speranza di vita dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia».
La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dalla Corte di Cassazione a seguito di un rinvio pregiudiziale interpretativo da parte del tribunale di Lecce. La causa era stata promossa da una dipendente che rivendicava il proprio diritto a rimanere al lavoro, per conseguire il minimo pensionistico fino al compimento del settantunesimo anno di età. Voleva restare, non andarsene prima. Situazioni di questo tipo, andando a regime il metodo contributivo, non saranno un’eccezione. Segnalano anche una svolta.






