Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa distribuzione italiana si ripensa e soprattutto vuole ripensare la prossimità col consumatore finale visto che, dal 2018 al 2025, hanno chiuso lungo tutta la Penisola più di 96 mila negozi (sulla soglia ora dei 570 mila, giù del 14,4%). Il calo colpisce in particolare gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%), secondo il primo rapporto di Confcommercio sul commercio in Italia, cui seguirà il prossimo autunno un’indagine sul nuovo consumatore. Ma la Confederazione generale italiana delle imprese, delle attività professionali e del lavoro autonomo (presieduta da Carlo Sangalli) non si ferma ai progetti dei prossimi mesi e vuole ampliare il raggio di analisi anche ai settori dell’e-commerce, dell’automotive e, in particolare, delle edicole. Nella distribuzione «c’è da considerare, però, che non diminuisce così velocemente il numero di addetti ai lavori, oggi a quota 1,871 milioni, giù dell’1,8%, mentre di contro crescono significativamente produttività. Questo vuol dire che ci sono meno negozi ma più grandi ed efficienti», ha sottolineato Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia con delega al contratto collettivo nazionale del lavoro, nonché presidente Conad dal 2023. Si tratta di cambiamenti del settore molto rapidi, che portano tuttavia alla desertificazione dei punti vendita sul territorio con conseguente danno soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, come gli anziani, peraltro in una nazione che invecchia.