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Nell’ultima settimana le forze armate ucraine hanno colpito almeno quattro grossi magazzini di Wildberries, la principale piattaforma di e-commerce russa che per questo è soprannominata “la Amazon russa”. È presto per capire se si tratta di una nuova campagna di attacchi sistematici, paragonabile a quella contro le raffinerie che ha causato carenze di carburante, ma è chiaro che prendere di mira Wildberries consente di danneggiare l’economia russa.
Oltre alle attività su internet, Wildberries ha una presenza capillare nel paese con 40mila tra negozi e punti di ritiro, anche nelle aree più remote della Russia. Sostiene di processare 20 milioni di ordini al giorno, ed è anche uno dei principali datori di lavoro del paese: lei e la principale rivale Ozon hanno circa 4 milioni di dipendenti, più del 5 per cento della forza lavoro russa totale. Insieme vendono beni e servizi pari all’8,5 per cento del Prodotto interno lordo russo.
Nella Russia di Vladimir Putin è inverosimile che un’azienda privata (peraltro Wildberries non è quotata in borsa) raggiunga dimensioni tali senza il placito del regime. Il consigliere economico di Putin, Maksim Oreškin, ha ricevuto l’incarico di supervisionare il settore e ha celebrato le piattaforme di e-commerce come una nuova forma di economia pianificata dove al posto dello stato, com’era nell’epoca sovietica, ci sono gli algoritmi.











