«Che siano 10 anni o 20 anni, a me cosa cambia? Sto là, sto bello, dormo, mangio e bevo», diceva, intercettato, uno degli arrestati per l'attentato in danno del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. E, almeno per il momento, in carcere ci resterà insieme ai suoi complici. Il Tribunale del riesame ha confermato le misure a carico di Antonio Passariello, Pellegrino D'Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis (è l'unica ai domiciliari), con le accuse di detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, danneggiamento, minaccia, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Un'aggravante che i difensori degli indagati, gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, puntavano a fare cadere: i quattro indagati - hanno sottolineato i legali - erano inconsapevoli della portata dell'agguato dinamitardo, che comunque non ha fatto vittime, non sapevano nemmeno chi avrebbero dovuto colpire e non erano mai entrati in contatto con il mandante che, secondo l'accusa, sarebbe Valter Lavitola, grande amico del giornalista.
Secondo la ricostruzione del pm Edoardo De Santis e dei carabinieri del Nucleo investigativo,Passariello e Mutone avrebbero fatto parte del gruppo incaricato di eseguire materialmente l'attentato, D'Avino avrebbe svolto funzioni di raccordo e supporto logistico. La De Filippis avrebbe garantito assistenza, contribuendo a gestione dei contatti e degli spostamenti. Le intercettazioni riportate nell'ordinanza di arresto sono eloquenti: «Facciamo la storia», «una bomba telecomandata… stiamo parlando di 20 anni», «dobbiamo buttare giù i palazzi», «mal che vada me li vado a fare questi 30 anni», sono solo alcune delle conversazioni captate. Attentato a Ranucci, Lavitola: mai minacciato. Esecutori sconosciuti al mandanteLa violenta esplosione, che ha distrutto una delle auto della famiglia Ranucci e divelto parte del cancello della villetta di Torvaianica, risale al 16 ottobre. Dalle indagini è emerso che il commando avrebbe agito su commissione in cambio di una cifra modesta: nemmeno diecimila euro. Una cifra che, secondo l'accusa, potrebbe essere stata pagata da Valter Lavitola, indagato come mandante dell'attentato, che avrebbe organizzato attraverso il suo collaboratore Gomes Clesio Tavares, che adesso si trova in Camerun e che avrebbe contattato la banda di avellinesi finita in carcere e ai domiciliari. Gli arresti risalgono al 30 giugno. Poi, è scattato lo step successivo dell'inchiesta. Il 4 luglio, quando i carabinieri si sono accorti che Lavitola stava partendo per l'Africa, hanno accelerato i tempi e hanno fatto scattare una perquisizione a suo carico. Dalle indagini era infatti emerso che per i sopralluoghi davanti alla casa di Ranucci, prima di piazzare l'esplosivo, gli arrestati avrebbero usato un'auto con la quale abitualmente viaggiano Tavares, dipendente dell'imprenditore, e la compagna. E ancora: Lavitola avrebbe anche effettuato una di quelle perlustrazioni il 15 settembre, un mese prima dell'attentato. Dopo l'esplosione, Tavares, factotum dell'ex editore dal 2017, era partito per il Camerun, con un viaggio organizzato proprio da Lavitola, che sostiene stia seguendo per lui in Africa un business relativo al carbon credit.Le interviste Lavitola in questi giorni ha rilasciato diverse interviste, raccontando i suoi rapporti di profonda amicizia con Ranucci, sostenendo di non essere il mandante, ma di conoscere le motivazioni dietro l'attentato. «Sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere», ha detto alla trasmissione Filorosso della Rai. E ha aggiunto: «Forse vogliono vedere se io stando fuori faccio degli errori». La notte della perquisizione a suo carico, ci sarebbero stati più contatti tra lui e il giornalista. A raccontarlo è stato sempre lo stesso imprenditore: ha parlato di uno scambio di messaggi tra il 4 e il 5 luglio e di una telefonata ricevuta dal conduttore di Report intorno alle 3.30 del mattino, "siamo stati al telefono per circa due ore". Poi, ha parlato del sondaggio che stava realizzando per testare la discesa in campo politico di Ranucci come potenziale leader del centro-sinistra. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire il movente dell'attentato, ma una delle ipotesi è che l'ex editore dell'Avanti! volesse spingere la candidatura dell'amico, convinto di poterne ricavare vantaggi.Intanto, dopo la sospensione in via cautelativa delle repliche estive di Report, la Rai ha avviato verifiche interne sul caso Ranucci: «Un atto dovuto - ha specificato Viale Mazzini - a tutela dell'azienda, delle persone coinvolte e dei principi del servizio pubblico».











