ROMA – Compie 80 anni e intitola il tour Quando sarò grande. Chi se non Edoardo Bennato, maestro di sberleffo, mai allineato, pirata del rock, più Peter Pan che Capitan Uncino, primo artista italiano a riempire San Siro ben 46 anni fa. Ora il traguardo dei suoi “secondi 40 anni” e il nastro si riavvolge al 19 luglio del 1980, le sue notti magiche dieci anni prima di quelle dei Mondiali, inseguendo e raggiungendo un gol: quindici stadi in un mese, il kazoo come effetto speciale, quel mix di rock blues e punk e testi urticanti. Oggi – dopo il trionfo al Circo Massimo – naviga ancora verso l’isola che non c’è, nell’80 la rotta illuminata dagli accendini, oggi dagli schermi degli smartphone, prossimi approdi (a settembre) Empoli, Pompei, Milano.

La musica, le battaglie, «più di tutte, la lotta alla violenza e alla cretinaggine, che vanno in coppia – dice in un’intervista a Repubblica – c’è un ritorno del razzismo, figlio dell’ignoranza, per cui serve informazione: le apparenti differenze dell’unica razza umana, ne sono certo, sono solo figlie di questioni latitudinali, geografiche e di tempo. Siamo diventati “diversi” per questo, dal nord al sud del mondo. Io lo canto nelle canzoni, però in pochi ci fanno caso».