Impossibile da dimenticare quel Don’t miss your soul, guai a perdersi l’anima, meglio restare orbi di tutto il resto: ovvero, il monito di Otis Redding che individuava nel suono ancestrale dell’Africa, lo sguardo rivolto al mito dell’affrancamento dei ghetti, il filo rosso che congiunge all’eternità. Un intreccio serrato, a volte doloroso, tra musica e vita che il Porretta Soul Festival, 38a edizione, ripropone da stasera a domenica (dalle 20 e dalle 21.30) al Rufus Thomas Park.

Vetrina di grandi solisti, un cast selezionato da Graziano Uliani, regista di una storia di soul che si muove sugli arrangiamenti storici e su quelli reinventati, con la forza catalizzante di interpreti che appartengono alla narrazione più che al presente. Icone della black music quali Lenny Williams (al debutto) che con la hit Cause I Love You divenne la colonna portante della musica soul e del genere Quiet Storm. O Jerry Phillips, guida dei Sam Phillips Recording Studios, figlio del visionario producer Sam. O Eric Gales, tra i chitarristi blues-rock di maggior appeal della sua generazione. O Albhy Galuten, uno che ha scritto la grammatica del soul-pop senza mai mettersi in vetrina. O The Jewels Shunta Mosby, Dani McGhee e Candy Fox, vestali che sorridono da manifesti e locandine, così ribattezzate da Kurt KC Clayton, produttore con bacchette e tastiere della Memphis Music Hall of Fame Band, residenza invidiata dal resto della galassia black nel mondo.