<p>Nel 2025 i maggiori operatori privati della sanità italiana vedranno i ricavi crescere del 3,7%.
Una spinta ben maggiore (+7,9%), spiega la consueta fotografia annuale del settore scattata dall'Area Studi Mediobanca, riguarda i gestori di strutture per anziani. </p><p>Il dato, numeri alla mano, non sorprende: l'Italia è sotto la media Ocse in quanto a spesa sanitaria, con un 6,3% sul pil a fronte del 6,7% spagnolo, del 9,1% britannico e del 9,7% francese.
Le stime per il periodo 2026-2029 non accennano a grandi variazioni e prevedono una stabilizzazione al 6,4%.
La sanità inciderà però sempre di più sugli esborsi primari, perché l'incidenza in Italia degli ultrasessantacinquenni passerà dal 24,5% del 2024 al 34,1% del 2062.
Ma a oggi l'offerta di posti letto per la long term care, che include anche situazioni di non autosufficienza prolungata indipendentemente dall'età del paziente, è ancora di 22 ogni mille abitanti over 65, perché la lungodegenza pesa sul pil solo per lo 0,9%, a fronte dell'1,7% dei Paesi Ocse. </p><p>Quanto agli operatori sanitari privati che operano in Italia, nel 2024 i ricavi dei 38 gruppi presi in esame da Piazzetta Cuccia hanno raggiunto quota 13,4 miliardi (+5,5% anno su anno), mentre i gestori di rsa sono cresciuti del 25,9% rispetto al 2019, segno che il Paese si sta adoperando per colmare il gap in termini di aumento di posti letto e apertura di nuove strutture.







