«Vivrò per due». È la promessa che Emma Brasca affida a poche parole, pronunciate con la voce ancora segnata da un dolore che nessuna niente e nessuno potrà cancellare. Dopo oltre un mese trascorso all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, la ventiduenne studentessa universitaria di Ceriale torna a casa. Ma il traguardo più atteso coincide con l’inizio della prova più difficile: vivere senza Sofia Barberi, la sua migliore amica, morta nella notte tra il 19 e il 20 giugno nello schianto sull’Aurelia, a Ceriale.
Lo scooter sul quale viaggiavano insieme si scontrò con una Fiat 500. Per Sofia, nonostante i tentativi dei medici, non ci fu nulla da fare. Emma, invece, ha combattuto tra la vita e la morte, ha superato interventi delicatissimi, tra cui l’amputazione di una parte della gamba sinistra e la ricostruzione della mano. Ce l’ha fatta.
Fuori dall’ospedale Adesso lascia il reparto di Medicina d’urgenza, dove ha trascorso i giorni più duri. «Sono felice di tornare a casa – dice –, ma sono dispiaciuta, allo stesso tempo, perché qui ho trovato persone meravigliose a cui sono rimasta molto legata». È il suo grazie rivolto ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari che l’hanno accompagnata lungo un percorso durissimo. La mente, però, è già altrove: «La mia prima priorità è andare a trovare Sofi – spiega –. Non nego di essere spaventata di tornare alla quotidianità, dovrò fare i conti con la sua assenza. Poi mi dedicherò alla riabilitazione perché voglio tornare prima possibile a camminare. Ho tanti progetti in mente, vedrete delle belle cose. La cosa per me più importante adesso è stare con la mia famiglia e – sottolinea – con la famiglia di Sofi». Del resto fatica ancora a parlare. Soprattutto del video postato da quel ragazzo che viaggiava sull’auto che le ha investite, accompagnato da risate di scherno: «Bro, è morta... Abbiamo rotto tutto».







