MILANO – Stavolta il governo ce l’ha fatta sulle nomine all’Esma. La presidenza dell’autorità europea dei mercati era già alla portata nel 2021. Anche allora Carmine Di Noia, commissario Consob, era il candidato con il curriculum migliore di tutti. Ma l’esecutivo, nel passaggio dal Conte bis a Draghi, non lo spinse abbastanza, forse distratto da altri dossier, e a Di Noia fu preferita Verena Ross, britannica con passaporto tedesco. Stavolta la Germania non ha fatto scherzi, dopo che il ministro Giancarlo Giorgetti si era esposto in prima persona per Carlo Comporti; e anche la sua attuale rivale danese forse era meno insidiosa della presidente uscente.
Del resto, l’economista nato a Siena nel 1966 ha un profilo adeguato all’incarico che lo attende dal 1° novembre, al termine dell’iter di nomina. Comporti, commissario in Consob dal 2022, nell’autorità italiana ci entrò da funzionario (Divisione intermediari) nel 1994, subito dopo un ampio cursus formativo tra le scienze bancarie, i mercati e il diritto del commercio internazionale.
Poi un breve passaggio alla Bce, alla Commissione Ue e otto anni al Cesr – dal 2003 al 2010 – fino al rango di segretario generale, seguendo da vicino la trasformazione del Comitato dei regolatori dei mercati in authority europea (l’Esma, appunto). Il bubbone di Lehman era da poco scoppiato e si era in piena crisi finanziaria, per cui Bruxelles congegnò una nuova e più integrata regolazione dei mercati Ue. Ma le tre authority nate allora (l’Esma, l’Eba bancaria e l’Eiopa assicurativa), e il loro raccordo con la Banca centrale europea tramite il meccanismo di risoluzione delle crisi (Esrb), sono un’architettura rimasta molto sulla carta. Spesso per la melina dei Paesi membri che puntavano a preservare i loro poteri nazionali.













