Elias Canetti sosteneva che nei giorni difficili «il calendario resta l’unica salvezza» e che ci si rifugia negli anniversari per cercarvi una garanzia alla quale ancorare il futuro. Chissà se questa sentenza vale anche per Sergio Mattarella, che oggi compie 85 anni proprio mentre cadono i 70 anni dall’uscita di un libro che gli è sicuramente caro: «Lo scrittoio del presidente», con appunti, lettere e note di Luigi Einaudi.
L’incrocio di date non è banale, dato che coincide con una stagione critica. Lo stesso capo dello Stato si ritrova sotto assedio per pressioni di ogni tipo: dal nodo della grazia a Roggero alla stressante evocazione del voto, alle smanie per cambiare il sistema istituzionale. Mattarella interpreta il suo mandato come il dovere di approfondire i problemi e non di abbandonarli alla eccitazione di un momento. Spera che la politica gli dia tregua almeno per 24 ore, che trascorrerà con figli e nipoti. E a un certo punto magari gli capiterà di ripensare a Einaudi, paradigma del presidente ideale, il cui esempio deve avergli fatto moralmente da guida salendo sul Colle. Non a caso, quando nel 2018 lo ricordò a Dogliani, disse che toccò a lui «definire la grammatica della democrazia italiana» appena nata e «fissare i confini all’esercizio del mandato presidenziale, per sé e i suoi successori».











