Ci sono fotografie che raccolgono milioni di "mi piace" in poche ore. Un gatto con il muso schiacciato che sembra sorridere. Un Persiano dagli occhi enormi e perfettamente rotondi. Un Exotic Shorthair con un'espressione che ricorda quella di un peluche. Oppure un Munchkin con zampe così corte da sembrare rimasto per sempre un cucciolo. Sono immagini che suscitano tenerezza. E non è un caso.

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Da decenni la selezione genetica ha spinto alcune razze feline verso caratteristiche che l'essere umano percepisce come irresistibili: occhi grandi, testa arrotondata, muso corto, corpo compatto, arti ridotti. È il cosiddetto “effetto neonato” descritto dall'etologo Konrad Lorenz, capace di attivare istintivamente i nostri meccanismi di protezione e cura. Il problema è che, molto spesso, quelle caratteristiche non sono semplicemente estetiche. Sono il risultato di selezioni che modificano profondamente l'anatomia dell'animale e che possono compromettere la sua salute per tutta la vita. Se negli ultimi anni il dibattito sui cani brachicefali – come Bulldog Francesi, Carlini e Bulldog Inglesi – è finalmente entrato nel dibattito pubblico, per i gatti siamo ancora molto indietro. Eppure la scienza racconta una realtà molto simile.