Da qualche settimana, chi percorre la Firenze-Pisa-Livorno all'altezza del confine tra i territori di Lastra a Signa ed Empoli passa sotto una struttura in acciaio che scavalca la carreggiata in entrambe le direzioni. Dentro c'è una telecamera di ultima generazione, capace di leggere targhe, riconoscere volti rivolti verso il basso e distinguere uno smartphone impugnato da una mano appoggiata al volante. È il cuore di una sperimentazione autorizzata dalla Città metropolitana di Firenze, che gestisce l'arteria più trafficata della Toscana, e promossa da Sodi Scientifica, azienda già attiva su alcune strade comunali e provinciali della regione.Il sistema, attivo giorno e notte grazie a un'illuminazione a infrarossi che garantisce immagini nitide anche al buio, è progettato per individuare quattro comportamenti: l'uso del telefono alla guida, il mancato uso delle cinture di sicurezza, l'assenza di copertura assicurativa e la revisione scaduta, quest'ultime due verificate tramite lettura automatica della targa incrociata con le banche dati. Per ora, però, nessuna di queste rilevazioni si traduce in una multa: l'autorizzazione, valida per un massimo di novanta giorni rinnovabili una sola volta, prevede che il sistema raccolga soltanto dati utili a valutarne l'affidabilità, la precisione di riconoscimento e la tenuta di fronte all'alto volume di traffico della superstrada. Solo al termine di questa fase si deciderà se renderlo operativo come reale strumento di supporto alle forze dell'ordine. Fino a oggi le sanzioni per telefonino, cinture o assicurazione scaduta scattavano quasi sempre dopo un controllo diretto da parte di una pattuglia. Se il sistema toscano dovesse superare la fase di test e ottenere l'omologazione, questo schema cambierebbe radicalmente: basterebbe una sequenza di immagini nitide, senza alcun intervento umano al momento del passaggio, per far scattare il verbale, un meccanismo già familiare a chi ha ricevuto una multa da autovelox. Anche un'occhiata al telefono durante una coda, oggi percepita come innocua da molti automobilisti, potrebbe diventare prova sufficiente.Il tema si inserisce in una cornice normativa in movimento: la riforma del Codice della Strada entrata in vigore a fine 2024 ha già inasprito le sanzioni per l'uso del cellulare alla guida, con multe che possono superare i mille euro e sospensioni della patente anche in forma rapida. Nel frattempo il governo lavora a una norma, con il coinvolgimento di IVASS, Ministero delle Imprese e Garante Privacy, che punta a estendere entro l'estate 2026 a ZTL, Tutor e autovelox già installati la capacità di verificare in automatico la copertura RC auto su tutto il territorio nazionale. In questo scenario, la sperimentazione fiorentina è un banco di prova locale per una tecnologia che potrebbe presto riguardare strade ben lontane dalla Fi-Pi-Li.Resta aperto, inevitabilmente, il nodo della privacy: la prova è stata autorizzata per un periodo e uno scopo definiti, con vincoli sulla conservazione delle immagini e sull'accesso ai dati riservato al solo personale autorizzato, secondo le indicazioni del Garante. Un'eventuale estensione su scala nazionale richiederebbe però una cornice normativa più solida, capace di disciplinare omologazione dei dispositivi, modalità di accertamento e trattamento dei dati raccolti. Se in Italia questa tecnologia muove ancora i primi passi in via sperimentale, in diversi Paesi sistemi analoghi sono già pienamente operativi e abilitati a emettere sanzioni reali.L'Australia, con gli Stati del Nuovo Galles del Sud e del Queensland, è stata la prima al mondo a renderli legali: telecamere fisse sui portali autostradali e mobili su rimorchi individuano telefoni in mano o cinture non allacciate, mentre un operatore umano convalida ogni scatto prima della sanzione. Nel Regno Unito, la tecnologia sviluppata dalla società australiana Acusensus è attiva in diverse contee, dal Devon alla Cornovaglia fino alla Greater Manchester, e nei mesi di test ha già prodotto migliaia di sanzioni per distrazione al volante. I Paesi Bassi, primo stato dell'Unione Europea ad automatizzare del tutto le multe per uso del telefono, utilizzano il sistema MONOcam. oggi affiancato dai dispositivi mobili Focusflitser, che aggira il nodo dell'identificazione biometrica sanzionando il proprietario del veicolo anziché la persona fisica alla guida: la ripresa inquadra soltanto mani e targa, non il volto.È proprio la gestione della privacy a segnare la differenza più netta tra i modelli. Nei sistemi più avanzati, prima che un occhio umano veda l'immagine, un filtro basato sull'intelligenza artificiale oscura i passeggeri e, in assenza di infrazioni, cancella lo scatto in pochi istanti direttamente sull'hardware locale, senza mai trasmetterlo a un server centrale. Nessun Paese occidentale, inoltre, affida la sanzione a un algoritmo senza supervisione: un agente in carne e ossa deve sempre validare il fotogramma segnalato dal sistema. È un impianto di garanzie che in Europa trova un limite ulteriore nell'AI Act, che vieta il riconoscimento facciale di massa attraverso telecamere pubbliche, imponendo ai sistemi di traffico di limitarsi a individuare oggetti come un telefono o una cintura senza identificare la persona.Agli antipodi si collocano due modelli molto diversi tra loro. In Cina, il sistema di sorveglianza SkyNet non si limita a rilevare un'infrazione: incrocia il riconoscimento facciale in tempo reale con l'identità del cittadino e con il suo punteggio di credito sociale, arrivando in alcune città a proiettare volto e generalità dei trasgressori su maxischermi pubblici, in una logica di umiliazione collettiva che in Europa sarebbe semplicemente impensabile.Negli Stati Uniti, invece, il problema non è l'eccesso di controllo statale ma la sua assenza: senza una legge federale sulla privacy stradale, il campo è dominato da un mercato privato di telecamere ALPR che spesso alimentano enormi database gestiti da aziende specializzate, il cui accesso viene poi rivenduto alle forze dell'ordine. Un sistema opaco, cresciuto Stato per Stato senza una regia unica, che le associazioni per i diritti civili contestano da anni in tribunale, denunciandolo come una forma di sorveglianza di massa priva di adeguati contrappesi legali. In questo panorama internazionale, la telecamera della Fi-Pi-Li rappresenta ancora un esperimento cauto, blindato da un perimetro temporale stretto e dall'assenza di conseguenze immediate per gli automobilisti. Ma la direzione, complice anche la riforma nazionale in cantiere sui controlli assicurativi, sembra ormai tracciata: quello che oggi è un progetto pilota su una superstrada toscana potrebbe diventare, nel giro di pochi anni, la normalità su molte altre strade italiane.