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Non si può restare indifferenti davanti alla morte di Abderrahim Fakir, immobilizzato e ammanettato al suolo mentre chiedeva aiuto, in evidente stato di agitazione e di bisogno. E proprio per non lasciare spazio all’indifferenza che il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, aveva convocato una manifestazione la sera dopo la sua morte. Una veglia pacifica, che ha visto al centro la preziosa testimonianza di Youssra Fakir, nipote di Abderrahim. Che ha messo in chiaro, mentre già nelle ore precedenti si alzavano i toni dello scontro, di non essere in piazza per chiedere odio o vendetta, ma per chiedere verità, giustizia e rispetto. Rispetto per lo zio, morto mentre era nelle mani delle forze dell’ordine, sotto gli occhi di tutti. C’erano migliaia di persone in piazza Nettuno lunedì sera, nel centro di Bologna, un’intera comunità profondamente scossa per quello che è successo. Solo che poi un gruppo di manifestanti si è staccato dal corteo principale, per dirigersi verso piazza Roosvelt, dove si trova la sede della prefettura. E a qual punto sono iniziati gli scontri con le forze dell’ordine.

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