“Guerra usata per reprimere il dissenso”

Milano, 22 lug. (askanews) – Amnesty International denuncia l’aumento della repressione in Iran. Secondo l’ong “le autorità iraniane stanno usando il pretesto di quelle che chiamano ‘condizioni del tempo di guerra’ per intensificare la repressione del dissenso attraverso arresti arbitrari di massa, procedimenti giudiziari velocizzati e gravemente iniqui, esecuzioni politiche, pesanti condanne al carcere e confische di proprietà personali.

“In Iran nel gennaio del 2026 c’è stata una repressione senza precedenti, molte delle persone uccise erano adulte, lottavano per il futuro dei loro figli e delle loro figlie, così come i loro padri e le loro madri avevano lottato perché potessero vivere un tempo di diritti – spiega il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury – prima o poi una generazione in Iran i diritti li otterrà, ma ci vorrà una lotta molto lunga e forse anche generazioni successive che si impegneranno, generazioni che scenderanno in piazza, ma anche generazioni di persone che accompagneranno quegli sforzi, quelle campagne e quella lotta”.

Secondo Amnesty “a partire dall’attacco militare illegale lanciato dagli Usa e da Israele il 28 febbraio 2026, le autorità iraniane hanno arrestato arbitrariamente oltre 6.000 persone: manifestanti, giornalisti, avvocati, difensori dei diritti umani, dissidenti e membri di minoranze etniche e religiose. Alti funzionari della magistratura hanno ordinato processi velocizzati contro le persone arrestate, anche per reati che prevedono la pena di morte, tra diffuse preoccupazioni circa il ricorso a sparizioni forzate, maltrattamenti, torture e l’estorsione di ‘confessioni’ da usare in processi vergognosamente iniqui. Nello stesso periodo le autorità iraniane hanno inflitto condanne a decine di anni di carcere e messo a morte almeno 39 prigionieri per motivi politici”.