A tre giorni dall’apertura del salone aeronautico di Farnborough l’Italia si propone come un ponte tra realtà geografiche, industriali e tecnologiche. Dall’ingresso del Canada nel Gcap alle nuove commesse di Leonardo, dalla partnership con Baykar ai progetti sulla difesa aerea e lo spazio, la parola d’ordine è integrazione
Se c’è un’immagine che sintetizza la presenza italiana a Farnborough 2026, è quella di un ponte. Un ponte tra il Giappone, il Regno Unito e il Nord America attraverso il Gcap. Un ponte tra l’industria europea e quella turca nel settore dei sistemi senza pilota. Un ponte verso i mercati del Golfo e del Sud-est asiatico. E un ponte tra domini tecnologici che fino a pochi anni fa venivano trattati separatamente. A tre giorni dall’apertura del salone, gli annunci che coinvolgono i player italiani mostrano una caratteristica comune: creare connessioni tra programmi, filiere e partner diversi, in un momento in cui la competizione internazionale si gioca sempre meno sulla singola piattaforma e sempre più sulla capacità di integrare competenze, tecnologie e mercati. È una tendenza che emerge nel Gcap, nella cooperazione con Baykar, nelle nuove iniziative nel campo dell’addestramento, nei progetti di difesa integrata e persino nelle attività di supporto logistico e manutentivo.











