Mario Roggero resta in carcere. L’Ufficio di Sorveglianza di Torino ha, infatti, respinto l’istanza di differimento della pena per il gioielliere che si trova detenuto a Bollate da venerdì scorso, dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per avere sparato alle spalle e ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo nel 2021 nel Cuneese. Il magistrato di sorveglianza, Elena Massucco, sottolinea che “non si ravvisa, né sono state indicate dalle difesa, le circostanza di necessità e di urgenza indispensabili per provvedere cautelativamente, in questa sede”.

Gli atti vanno ora al Tribunale di Sorveglianza e alla Procura generale della Corte d’Appello di Torino e all’Ufficio di Sorveglianza di Milano. La difesa di Roggero ci aveva provato chiedendo – subito prima che il gioielliere si recasse a Bollate – di sospendere l’esecuzione della carcerazione. I legali avevano motivato la richiesta in quanto avanzata “in pendenza della domanda di grazia“. La moglie, Mariangela Sandrone, aveva depositato la domanda di clemenza per il marito poche ore prima che il marito si costituisse in carcere .

La vicenda della grazia a Roggero ha creato un controverso dibattito politico, con tanto di scivoloni istituzionali. Tra raccolte firme dei parlamentari di destra, giovedì mattina, quando il gioielliere era ancora a piede libero, il ministro della Giustizia aveva annunciato di avere avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia (iniziativa rivendicata da Giorgia Meloni). Subito dopo, Carlo Nordio era stato convocato dal presidente della Repubblica: Sergio Mattarella gli ha ricordato che la Costituzione riserva esclusivamente al Capo dello Stato l’istituto della concessione della grazia. Non solo. Fonti del Quirinale hanno fatto subito notare che non è stata resa nota la motivazione della sentenza della Cassazione sul caso Roggero e quindi il discorso sulla concessione o meno della grazie è assolutamente prematuro.