I fortunati clienti Vip l’hanno già vista in un’anteprima blindatissima sul Lago di Como. E, a giudicare dalle teche, l’hanno anche già comprata. Entro nella boutique Damiani di Place Vendôme, nel pieno del fermento della settimana della Haute Couture parigina, per visionare ciò che resta di Arte Maestra, l’ultima collezione di alta gioielleria della maison. Dalle vetrine blindate scintillano i bagliori delle poche pietre preziose scampate agli acquisti compulsivi dei grandi collezionisti. Si mormora infatti che gran parte dei pezzi unici sia stata accaparrata da un’unica, facoltosissima cliente taiwanese, la quale, una volta siglato l’acquisto, ha preteso un vincolo ferreo: i suoi gioielli non dovranno mai più essere mostrati al pubblico né tantomeno fotografati.

Silvia Damiani mi accoglie e, notando il mio sguardo catturato da un collier imponente rimasto in esposizione, lancia la proposta: “Vuoi provarla?”. “Perché no, quando mi ricapita?”, penso. Ed eccomi davanti allo specchio con al collo Impetuosa. Il valore si aggira sui 318.500 euro. È un’onda densa e viva di oro bianco, incrostata di tormaline Paraiba e zaffiri blu e azzurri che fluttuano attorno a un diamante centrale taglio trilliant da tre carati. Il richiamo alla “Grande onda di Kanagawa” di Hokusai è evidente. Il gioiello è massiccio nella sua architettura geometrica ma, una volta indossato, risulta incredibilmente leggero. Per un attimo intuisco esattamente cosa provino le top client dell’alta gioielleria: un brivido di puro possesso su un manufatto che brilla di luce ancestrale e sta divinamente sul décolleté. Certo, non ci vai a cena in un bistrot qualunque. Ma Silvia Damiani sdrammatizza subito la solennità del pezzo: “Basta indossarla con un paio di jeans e un dolcevita nero, oppure sopra una semplice camicia bianca”.