Pavia. «Di fronte alla sofferenza dei nostri agricoltori, della terra e del nostro ambiente la Chiesa non può rimanere indifferente». È con queste parole che don Daniele Baldi, vicario del vescovo Corrado Sanguineti e parroco della chiesa del Carmine di Pavia, spiega perché – ormai da qualche giorno – nelle chiese della diocesi si può pregare Dio affinché «ci faccia dono della pioggia». Così recita il messaggio della pastorale liturgica, che ha preparato un’intenzione da aggiungere alla preghiera dei fedeli «perdurando il fenomeno della siccità» che sta mettendo in ginocchio l’economia agricola e gli ecosistemi fluviali della provincia. Le piogge sparute delle scorse settimane, infatti, non sono state sufficienti a dissetare un territorio che, ogni anno, è sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico. Il testo della preghiera è riportato nell’immagine di fianco, ultimo esempio di una tradizione religiosa, quella delle preghiere per un raccolto favorevole, che ha radici lontane. Don, come mai la diocesi ha deciso di diramare questa preghiera? «Gran parte della nostra economia si fonda sugli sforzi del settore agricolo, oltre che sulla cultura e l’università. Se soffre la terra, soffrono anche le persone, e la nostra Chiesa non può che solidarizzare con le persone che in questo momento sono in difficoltà». Scusi l’insolenza, ma davvero crede che pregando verrà a piovere, in questi tempi di cambiamento climatico? «Questo è un punto che voglio chiarire: pregare per l’acqua non è qualcosa di magico, non è come schiacciare il bottone per obbligare Dio a far cadere la pioggia o cambiare il meteo, né si tratta di una negazione dei principi della scienza. Piuttosto, è un invito a mettersi nelle mani del Padre in questo momento di difficoltà. C’è anche un discorso etico: pregare per la pioggia significa stimolare una riflessione su come usiamo questa risorsa inestimabile, ma non per questo infinita. Un modo per essere consapevoli del momento di emergenza climatica che stiamo vivendo, e per impegnarci a gestire al meglio e rispettare le risorse del nostro pianeta come, appunto, nostra sorella Acqua. È con questo spirito che, su invito del nostro vescovo, abbiamo chiesto alle parrocchie di aggiungere l’intenzione alla preghiera dei fedeli, ed è possibile celebrare anche la messa per chiedere il dono della pioggia». Invocazioni del genere hanno diversi precedenti. Ce ne dice uno? «Ci sono dei casi documentati già nella Bibbia, e uno di questi é la preghiera per la pioggia del profeta Elia sul monte Carmelo, dopo la quale terminò la siccità. C’è poi una bellissima preghiera scritta da papa San Paolo VI nel 1976 per chiedere la benedizione della sospirata pioggia». Nella nostra provincia rurale ci sono Comuni dove si praticano ancora le rogazioni. Ci spiega cosa sono? «È un gesto presente nella liturgia cattolica che, in certi casi, viene praticato ancora adesso presso le nostre realtà rurali per elevare al Signore la preghiera di un raccolto favorevole oltre alla protezione dalle tempeste che possono danneggiarne la resa. Si tratta di processioni che attraversavano i quattro punti cardine dei paesi, per invocare il dono della fertilità della terra, tutelandola dalle intemperie peggiori con la speranza di avere un raccolto favorevole. In alcuni casi il rito era suggellato dal piantare delle piccole croci in luoghi particolari del comune così da chiedere la benedizione del raccolto e della semina. Anno dopo anno, rogazione dopo rogazione, queste croci si accumulavano in punti specifici. Ricordo ancora quelle che venivano poste nel mio paese d’origine».
Agricoltura, nelle chiese di Pavia si prega contro la siccità
Don Daniele Baldi: «Dio ci mandi il dono della pioggia»






