Conflitti e interruzioni nei mercati energetici mondiali rischiano di spingere milioni di persone verso la fame, facendo aumentare i costi di carburante, fertilizzanti e alimenti, ha avvertito il direttore del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), con sede a Roma, mentre un nuovo rapporto delle Nazioni Unite mostra quanto i progressi globali contro la fame restino fragili.
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Il rapporto dell’Onu sulla sicurezza alimentare, pubblicato martedì, rileva che la fame nel mondo si è attenuata moderatamente negli ultimi anni, ma prevede che oltre 500 milioni di persone potrebbero soffrire ancora di fame cronica entro il 2030.
Si prevede che l’Africa sosterrà la parte più pesante di questo fardello.
In un’intervista rilasciata questo mese all’Associated Press, il presidente dell’Ifad, Alvaro Lario, ha affermato che le tensioni geopolitiche e le possibili interruzioni delle rotte marittime e delle forniture energetiche. Tra queste, l’incertezza attorno allo Stretto di Hormuz durante la guerra in Iran potrebbe lasciare altre 9-18 milioni di persone esposte alla fame se questi shock dovessero persistere.







