Christian Gaole

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Il caso Abderrahim Fakir, 42 anni, deceduto domenica al quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia, ha riacceso il confronto politico sul rapporto tra sicurezza, uso della forza e responsabilità delle forze dell’ordine. La vicenda è ora al centro di un’inchiesta della Procura, mentre le immagini dell’intervento, riprese da un residente e diffuse sui social, hanno alimentato indignazione e proteste. La Procura sta acquisendo anche le immagini delle bodycam e sta ricostruendo minuto per minuto quanto accaduto prima e durante il fermo. Secondo gli inquirenti, la sequenza diffusa online non rappresenterebbe necessariamente l’intero svolgimento dell’intervento.

Al momento sono stati iscritti nel registro delle annotazioni preliminari i nomi di due poliziotti e di quattro operatori sanitari intervenuti nelle diverse fasi dell’operazione. Il procedimento ipotizza, in questa fase, il reato di omicidio colposo. Non si tratta, tuttavia, di sei persone formalmente indagate; la Procura, infatti, ha applicato per la prima volta il cosiddetto «scudo penale» previsto dalla nuova normativa che, in determinate situazioni, offre una tutela specifica agli operatori delle forze dell’ordine e agli altri soggetti coinvolti in interventi di emergenza, quando l’uso della forza avviene nell’esercizio delle loro funzioni. Non significa che gli agenti siano immuni dalle indagini o dalla responsabilità penale: la norma mira, invece, a evitare che un operatore venga automaticamente sottoposto a conseguenze penali per aver agito in situazioni operative complesse, lasciando che siano le indagini a stabilire se la condotta sia stata legittima o meno.