La piattaforma ha annunciato che il rapporto What We Watched non sarà più semestrale ma annuale. Ma resta ancora poca trasparenza sui dati

Netflix, come ormai chiaro, ha rivoluzionato il mercato dell’audiovisivo, ma i numeri di tale rivoluzione per diversi anni sono rimasti avvolti dal mistero. La cosa è stata notata e fortemente contestata da chi fornisce di fatto i contenuti alla piattaforma. Sindacati attori e registi, anche in Italia tramite Artisti 7607, società di gestione collettiva fondata anche da Elio Germano, nonché stampa specializzata, hanno richiesto per anni dei dati certi in modo tale da poter quantificare (soprattutto sotto il profilo economico, è chiaro) il valore di ogni singola opera.

La piattaforma, in largo anticipo su tutte le altre, ancora oggi ferme nella propria discrezione, nel dicembre del 2023 ha inaugurato il What We Watched, un report semestrale che entra più approfonditamente nel dettaglio riguardo i numeri dei contenuti che ospita Netflix. Un passo in avanti verso la trasparenza, ma non quello definitivo, sono diversi infatti i dati che secondo l’industria dell’audiovisivo mancano per una valutazione completa del rendimento di un contenuto. Netflix rende pubblici molti dati sulle visualizzazioni, ma non divulga ancora informazioni fondamentali come il numero di utenti unici, i dati per Paese, il tasso di completamento dei contenuti o quanti spettatori interrompono la visione. Inoltre, non comunica i costi di produzione, la redditività dei singoli titoli né i criteri con cui decide rinnovi e cancellazioni.