«Gli effetti avversi dei vaccini anti Covid sono stati pochissimi», «i benefici hanno superato senza dubbio i rischi», «i vaccini hanno salvato milioni di vite». Sono alcuni dei pilastri su cui si è fondata la narrazione ufficiale della campagna vaccinale.

Pilastri che, secondo lo stimato scienziato Paolo Bellavite, già professore di Patologia generale all’Università di Verona, audito ieri in Commissione Covid, meritano oggi una revisione profonda.

A partire dall’idea del vaccino come unico strumento salvifico. Perché anche quando si parla di benefici è necessario fornire prove solide. Nel caso dei vaccini anti Covid, invece, la valutazione è stata lacunosa, perché l’inoculo è stato considerato l’unica via per evitare la morte causata dal virus. Ma la malattia indotta dal Covid poteva essere curata, ed è stata curata. Con meno danni collaterali rispetto al vaccino.

Da qui il secondo grande tema: il riconoscimento degli effetti avversi. Un passaggio necessario per ripristinare la fiducia nella scienza, ma che finora è mancato. Perché i danneggiati da vaccino continuano a essere considerati malati di serie B, fuori dal circuito del sistema sanitario nazionale. Una profonda ingiustizia, sulla quale il professore ha voluto richiamare l’attenzione della Commissione.