Per il terzo anno consecutivo il numero delle persone che nel mondo soffrono la fame è diminuito, lo dice il rapporto Onu su Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2026 (Sofi 2026). Non sono poche, si parla del 7,8% della popolazione mondiale ma la tendenza è in calo rispetto ai due anni precedenti, circa 40 milioni di persone oggi vivono meglio almeno per quanto riguarda la sopravvivenza alimentare. Nonostante i progressi globali, la situazione rimane disomogenea tra le regioni. L'Asia, insieme all'America Latina e ai Caraibi, ha registrato miglioramenti costanti negli ultimi anni. L'Africa, al contrario, conta oggi circa 309 milioni di persone che soffrono la fame, rispetto ai 292 milioni dell'Asia.
Sebbene la precedente tendenza al rialzo registrata in Africa stia iniziando a stabilizzarsi – con la quota della popolazione che soffre la fame scesa dal 20,3 percento del 2024 al 20,0 percento del 2025 – il continente conta ora il numero più elevato di persone affamate in termini assoluti, in un contesto di rapida crescita demografica. Il rapporto annuale offre inoltre proiezioni aggiornate sulla fame per i prossimi cinque anni alla luce del conflitto in Medio Oriente. A seconda della durata dell'impatto della crisi sull'inflazione alimentare – alimentata dall'aumento dei prezzi dell'energia e dei fertilizzanti – circa 510-520 milioni di persone potrebbero ancora soffrire la fame nel 2030 (rispetto alla proiezione più bassa di 503 milioni nello scenario pre-conflitto), con una riduzione prevista del 20 percento del numero globale di persone denutrite. Tuttavia, altri potenziali fattori di perturbazione, tra cui gli effetti di eventi meteorologici estremi come El Niño nel 2026 e nel 2027, non sono considerati in queste proiezioni e potrebbero aggravarne ulteriormente gli effetti.











