Dietro ai conti ufficiali di Alphabet, Microsoft, Amazon, Meta e Oracle si nasconde una seconda massa debitoria, più grande di quella dichiarata. Uno studio del quotidiano economico giapponese Nikkei ha quantificato questa esposizione "invisibile" in circa 1.650 miliardi di dollari, una cifra cresciuta di circa otto volte in quattro anni e superiore ai 1.350 miliardi di debito che le cinque aziende riportano regolarmente nei propri bilanci.

La tecnica alla base di questa contabilità è tutt'altro che nuova. Le aziende trasferiscono il costo di chip, server e infrastrutture energetiche verso entità legali separate, spesso joint venture, così che l'onere non compaia direttamente nei loro conti. Secondo le regole contabili vigenti, GPU e server ordinati con contratti a lungo termine ma non ancora consegnati, così come gli accordi di leasing per datacenter non ancora operativi, possono essere trattati come voci fuori bilancio.

Il caso più citato riguarda il data center Hyperion di Meta, in Louisiana. L'azienda di Menlo Park e la società di investimento Blue Owl Capital hanno conferito capitale proprio in una struttura separata che ha contratto 27 miliardi di dollari di debito. Meta è l'unico inquilino dell'impianto, ma sostiene di non dover contabilizzare quel debito perché non è l'entità responsabile di trovare eventuali nuovi affittuari in caso di problemi. Una settimana fa la società ha peraltro annunciato che l'investimento complessivo nel sito supererà i 50 miliardi di dollari, avendo inoltre sottoscritto una garanzia a copertura delle perdite degli investitori qualora il contratto di locazione venisse interrotto.