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Tra il 9 e l’11 luglio, in venticinque città del mondo tra cui Milano, qualche centinaio di persone si è radunato per ascoltare in anteprima Music, Fashion, Film, il nuovo e atteso album della cantante Charli XCX, in uscita il 24 luglio. Molti erano giornalisti invitati per poterlo recensire, ma la maggioranza erano fan della cantante, arrivati lì in larga parte dopo aver visto pubblicizzati gli eventi su @b.sides, il suo profilo “finsta”.
“Finsta” sta per “fake Instagram”, cioè “Instagram finto”, e indica un account secondario che di solito è privato e a differenza del profilo principale è meno riconoscibile e facile da trovare. Cominciò a diffondersi verso la fine degli anni Dieci tra gli adolescenti, che distinguevano tra il “real Instagram” dove mantenere un’immagine di sé curata e aperta a tutti, e quello finto, appunto, perché nascosto dietro un nome diverso per non farsi trovare da genitori o professori.
Trattandosi di un account chiuso, chi lo gestisce approva i follower uno per uno e decide di volta in volta chi può vedere quello che pubblica, perlopiù foto che non vorrebbe associate al proprio nome pubblico, come selfie poco lusinghieri o sfoghi scritti di getto. Per le celebrità è un modo per ritagliarsi uno spazio privato in un ambiente in cui sono magari seguite da milioni di persone, e sottrarsi alla pressione di dover apparire in un certo modo ed essere costantemente esposte e giudicate.










