Devo ammettere che fin dall’inizio 'Music, Fashion, Film' di Charli XCX non mi è andato per niente a genio.

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Non perché fossi disperato per 'Brat 2.0' o perché qualsiasi cosa che non fosse un altro seguito capace di definire un’epoca sarebbe stata subito bollata come una delusione. Anzi: l’idea di una nuova direzione dopo uno degli album più acclamati dalla critica degli ultimi cinque anni non era solo allettante, ma artisticamente necessaria, perché cercare di catturare di nuovo lo spirito del tempo allo stesso modo sarebbe sembrato insieme ingenuo e disperato.

Semplicemente, non ero convinto.

Per cominciare, c’era il singolo di lancio 'Rock Music', con chitarre distorte e alcuni testi, francamente, terribili come "Me and my friends, we go out / We take pictures and make stuff together / And sometimes we cry / We kiss each other, real incestuous vibes" e "I think the dancefloor is dead / So now we’re making roooooock music".