Come prima parola del profilo di Instagram aveva scelto farmer, contadino. Raccontano che Olaf Tufte parlasse di raccolti nei campi e di campi di regata con lo stesso coinvolgimento, che organizzasse gli allenamenti in barca in base agli impegni orari dovuti alle coltivazioni. Quando arrivavano le Olimpiadi e il gioco si faceva duro, per portare avanti il ritmo della fattoria c’erano il papà o la moglie Aina. “Ho due famiglie – aveva detto una volta -: una è la famiglia Tufte, ma la mia famiglia più grande è quella del canottaggio. Se remi, sei un canottiere e fai parte della mia famiglia”. In quella fattoria che non aveva mai lasciato Tufte è stato trovato senza vita, pochi mesi dopo aver compiuto 50 anni. E ora la sua famiglia grande, quella che con lui ha condiviso i campi di regata di tutto il mondo, piange uno dei suoi atleti più valorosi, mentre la Norvegia celebra sgomenta un eroe nazionale a partire dal cordoglio del capo del governo. “Era un tipo fantastico”, scrive sui social addolorato James Cracknell, fenomeno della squadra britannica degli anni Duemila. Posta una foto di Tufte che voga su un remoergometro sommerso da cumuli di neve, probabilmente intorno a casa: “Il canottaggio è uno sport duro e così lui spesso sceglieva di farlo diventare ancora un po’ più duro“.
Addio a Olaf Tufte: 7 Olimpiadi e due ori nel singolo
È morto Olaf Tufte, il canottiere norvegese che ha gareggiato in 7 Olimpiadi. Aveva 50 anni










