VENEZIA - Venezia è la terza provincia in Italia per numero assoluto di imprese "blu", cioè nel settore dell'economia del mare (9.572 aziende complessive, con il turismo che rappresenta il settore preponderante, seguito da servizi di alloggio e ristorazione e attività sportive e ricreative) ed è la quarta per incidenza del valore aggiunto dell'economia del mare sul totale dell'economia provinciale (15,4%).

Numeri e dati snocciolati ieri da Antonello Testa, presidente di Informare, in occasione del Salone nautico, nel corso dell'ormai tradizionale appuntamento voluto da Camera di Commercio Frosinone Latina, Azienda Speciale Informare e Assonautica Italiana. Al centro dell'appuntamento, tenutosi nella Torre di Porta Nuova dell'Arsenale e moderato dalla direttrice di Assonautica Venezia Elena Magro, il 13. Report del Mare 2025 a cura dell'Osservatorio nazionale sull'economia del mare - OsserMare insieme al Centro Studi Tagliacarne - Unioncamere. Mantenendo il focus su Venezia, la provincia si posiziona al quarto posto in Italia anche in termini di incidenza degli occupati (15,4%) e delle imprese marittime sul totale del territorio provinciale (12,7%).«Analizzare i dati ha commentato Giovanni Acampora, presidente di Assonautica Italiana e metterli a disposizione è il nostro compito. Averli permette al sistema delle imprese di lavorare al meglio».Un concetto ribadito dal vicepresidente Andrea Ciulla. La panoramica si è poi spostata sul Veneto, territorio che esprime una blue economy efficiente e concentrata. La regione è composta da 40 Comuni definiti come zone costiere, distribuiti sulle sole province di Venezia e Rovigo. Pur ospitando appena il 16% della popolazione regionale, in queste zone si produce il 15,7% della ricchezza complessiva del Veneto. E i dati della blue economy veneta mostrano performance superiori alla media nazionale. Se in termini di valore aggiunto diretto parliamo di 6,2 miliardi (il 3,5% della ricchezza regionale), con un balzo record del +30,5% tra il 2022 e il 2023, sul fronte dell'occupazione gli addetti sono poco meno di 80.000 (il 3,3% del totale regionale), con una crescita del +20,2%. L'unico dato in controtendenza è quello relativo alle imprese: nel 2024 quelle registrate erano 14.293 (-1,8%). Grazie al moltiplicatore regionale di 2,1 (il più alto d'Italia), ai 6,2 miliardi di valore aggiunto diretto si affiancano 13,1 miliardi di euro di indotto, una filiera da 19,3 miliardi. Ciò significa che la blue economy contribuisce per il 10,9% al Pil di tutto il Veneto.Si è discusso anche di dinamiche imprenditoriali: nella regione si registra una contrazione delle imprese giovanili con una variazione, tra il 2024 e il 2019, del -10,7%; porta con sé il "segno meno" anche il dato relativo alle imprese femminili, -4,1%. A compensare tale flessione, la forte spinta delle imprese guidate da cittadini stranieri, cresciute del 25,4% e arrivate a rappresentare il 10,1% del comparto. A Francesco Di Cesare, presidente di Risposte Turismo, il compito di parlare di Adriatico. «Nella costa Adriatica ha detto tra marine, porti e approdi turistici si contano 347 strutture per 81.710 posti barca, il 16% dei quali dedicati a transiti giornalieri e a basi di charter nautico». «Cosa portiamo noi, all'economia del mare?», l'interrogativo posto dal capitano di fregata Giulio Cargnello, della Capitaneria di Porto. «Sicurezza. L'interesse del pubblico proprio in termini di sicurezza delle marine è alto e noi contribuiamo a questo. Ogni nave che arriva a Venezia, dall'estero, è controllata. Ci sono delle specifiche da rispettare e degli ispettori che svolgono visite a bordo per verificare che sia tutto a posto».