BEREGUARDO. Sale a dieci il numero degli indagati nel “giallo” di Pasquale Lamberti, l’imprenditore di 70 anni di Paderno Dugnano sparito nel nulla da Besate la mattina del 3 luglio 2021. Per gli investigatori della Direzione distrettuale di Milano l’imprenditore è stato ucciso. Con l’accusa di omicidio volontario erano stati già indagati Claudio Mancini, un broker finanziario originario di Campobasso in carcere da un anno con l’accusa di bancarotta e altri reati tributari, e due conviventi di Bereguardo, Renato Mandaglio, imbianchino di 59 anni, ed Emanuela Calvi. Gli altri sette nomi emergono dall’avviso di accertamenti non ripetibili firmato dal sostituto procuratore Simona Ferraiuolo e notificato nei giorni scorsi: i carabinieri di Milano devono prelevare le impronte digitali a tutti gli indagati per poterle confrontare con le tracce repertate all’interno della Range Rover nera di Lamberti trovata parcheggiata in piazza a Besate dopo la sparizione. L’appuntamento è previsto per domani, nella caserma Montebello di Milano. Accuse da precisare Se ai coniugi di Bereguardo (difesi dall’avvocato Marco Casali) la Dda contesta di avere avuto un ruolo nell’esecuzione materiale dell’omicidio, per gli altri nomi le accuse sono ancora da precisare. È il caso di Salvatore Carbonaro, un 68enne residente a Bollate, che aveva già ricevuto un avviso di garanzia per questa vicenda ma attraverso il suo avvocato, Roberto Grittini, sostiene di non conoscere gli altri indagati e di non avere nulla a che fare con questa storia. Nell’elenco degli indagati ci sono anche i nomi di Antonio Bruzzaniti e del nipote Leone. Il luogo e il movente Nelle carte della Dda si ipotizza il luogo e l’orario in cui il delitto sarebbe stato commesso: una zona isolata a nord di Besate, in un orario compreso tra le 5.59 e le 6.52. I due conviventi di Bereguardo sarebbero arrivati qui a bordo di una Skoda intestata a una società fittizia. In questo stesso luogo ci sarebbe stato un incontro il 30 giugno. Dopo l’omicidio, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, i due conviventi sarebbero rientrati a Bereguardo per tornare a Besate, verso le 7.21, a bordo di un’altra macchina, una Citroen. Da questo momento, per un’ora e mezza, il telefono di Mandaglio sarebbe rimasto spento. L’ipotesi accusatoria è che durante questo intervallo di tempo sarebbero stati spostati il corpo e l’auto della vittima. Dietro al delitto ci sarebbe una questione di soldi. Lamberti prima di scomparire aveva ceduto alla famiglia calabrese Bruzzaniti una società che fatturava 7 milioni a metà prezzo. Gli inquirenti si sono concentrati su un testamento redatto dall’imprenditore, che sarebbe risultato falso. Nel suo telefono, l’imprenditore aveva anche indicato i nomi delle persone che avrebbero avuto un ruolo nella sua scomparsa, a cominciare da Mancini. l
Imprenditore sparito da Besate. Altri sette indagati per omicidio
Confronto delle impronte con le tracce nell’auto della vittima







