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Ha parlato per un’ora e 3 tre minuti. Oltre 50 dei quali spesi per descrivere una «Sicilia ormai cambiata», con l’economia in crescita, le casse piene («c’è un avanzo di 5 miliardi»), gli investimenti avviati per superare le emergenze rifiuti e idrica e i grandi cantieri aperti con Webuild per migliorare strade e ferrovie. Poi, negli ultimi minuti della sua relazione all’Ars, il presidente Schifani ha scelto, sulla questione morale, di difendersi attaccando. Scaricando i due deputati di Forza Italia finiti agli arresti ma sospendendo il giudizio sulle inchieste che hanno coinvolto Fratelli d’Italia e Lega. E ricordando che in passato casi simili hanno travolto uomini del Pd o loro alleati.«Le vicende che riguardano singoli deputati appartengono alla sfera della responsabilità penale personale e non possono essere automaticamente estese all'azione del governo o della maggioranza»: parole evidentemente riferite agli arresti di due deputati forzisti, il nisseno Michele Mancuso e l’agrigentino Riccardo Gallo. Schifani ha difeso la scelta di allontanare dalla giunta la Dc, salvo poi richiamarla al governo quando le accuse sono state ridimensionate – ha detto – e «limitate a un solo uomo». E ha difeso anche la scelta di tenere in giunta un assessore – la meloniana Elvira Amata – malgrado sia sotto processo. Così il presidente ha respinto le richieste di dimissioni che da mesi gli rivolgono Pd e 5 Stelle.









