di
Loris Ighina
Il campione di Segrate, 29 anni, ha trionfato al Gpa Tour, il circuito americano per eccellenza, otto anni dopo il successo di Molinari: «Ho rinunciato a tante uscite con gli amici per allenarmi presto al mattino. Ma non mi è mai pesato»
Può un colpo cambiare la storia e la vita di un giocatore? Sì. A patto che arrivi in un giro di gol del circuito americano per eccellenza (Pga Tour) e la vittoria arrivi, come è successo a Stefano Mazzoli, 29enne di Segrate, con un fantastico birdie all’ultima buca. Alle spalle le onde del mare, davanti un putt da mettere in buca da oltre 7 metri. Freddezza per il lombardo, poi l’esultanza, peraltro misurata, a impresa appena compiuta.
Domenica nel prestigioso Corales Puntacana Championship è diventato il secondo italiano a trionfare nel PGA Tour, dopo il torinese Francesco Molinari. Una rincorsa cominciata 17 anni fa, quando faceva ancora sci a livello agonistico (lo chiamavano «Pirmin» per la somiglianza con lo svizzero Zurbriggen). «Ho iniziato il golf a 12 anni – racconta –, ma seriamente a 15-16. Ho capito allora che era quello che volevo fare da grande. Ci son voluti tanti sacrifici ma avevo l’obiettivo di crescere “step by step”. I compagni di scuola mi chiedevano perché non uscissi come loro, magari per un cinema. Rispondevo che dovevo andare a dormire presto e iniziare presto gli allenamenti al mattino. Non mi è mai pesato».








