La luce e la fortuna baciano l’Open d’Italia. Al termine della prima giornata in testa c’è Edoardo Molinari, 45 anni torinese, il padrone di casa cresciuto sul campo di gara, al Circolo Golf Torino, il club del fascino e della tradizione della città. Gara stellare la sua e record del campo con 63 colpi, otto sotto il par. Non poteva chiedere di più il maggiore dei fratelli azzurri che ritrova se stesso, il suo gioco e la determinazione dei giorni migliori, dopo mille infortuni e l’operazione al pollice sinistro che gli ha permesso di riabbracciare il suo sport. Sorride, tradisce l’emozione con il suo modo di essere molto sabaudo. «Ho giocato le migliori nove buche della mia vita, nella seconda parte. Felice di averlo fatto davanti a mia moglie e alle mie figlie». È raggiante ma il dna di famiglia gli impedisce di urlare. Vorrebbe farlo e buttare fuori la fatica, la rabbia e il dolore che ha provato in questi anni a causa degli infortuni. Una partenza dal forte valore tecnico ed emotivo per Edoardo e per l’Italia. Il lieto fine di una storia lunga e complessa, quella del giocatore che ha conosciuto vittorie, cadute e ripartenze. Quella di ieri è stata forse la più bella. Sono 156 i giocatori in campo, montepremi da 3 milioni di dollari C’è aria di festa al “Torino” per questo appuntamento storico, tappa di grande richiamo del DP World Tour. Sono 156 i giocatori in campo, montepremi da 3 milioni di dollari (di cui 510.000 andranno al vincitore) e un pubblico di appassionati e competenti che sfidano il caldo ma per nulla al mondo si perderebbero lo show di questi protagonisti del golf europeo e mondiale. Il DS Automobiles, che chiude domenica, è anche un torneo con vista Ryder Cup. Sono mille le trame del torneo che si intrecciano con la competizione più prestigiosa del green che, dal 17 al 19 settembre 2027, festeggerà il Centenario all’Adare Manor di Limerick, in Irlanda. Manca ancora più di un anno ma il tempo corre e il capitano Luke Donald, ex n.1 del mondo, in campo qui a Torino, ha urgenza di preparare la squadra. E di curare i dettagli. Perché la vittoria si confeziona così. Lo sa bene, lui condottiero di grandissime capacità, che ha portato il Team Europa al trionfo nel 2023, nella magica atmosfera di Roma (16 1⁄ 2 -11 1⁄ 2 per il vecchio Continente). E poi ha guidato dalla “panchina” gli europei al trionfo in rimonta sugli americani chiassosi e molesti. Un capolavoro di tattica, talento, tenacia (15-13 il punteggio) e Stati Uniti battuti in trasferta dopo 13 anni. Il ruolo dei fratelli Molinari nel progetto di Luke Donald Nel progetto di Luke Donald i fratelli Molinari avranno come sempre un ruolo chiave. Francesco, 43 anni, appena nominato vice capitano per la terza volta consecutiva, da giocatore ha disputato tre Ryder Cup, tutte vinte. La prima nel 2010 (con Edoardo) in Galles. Poi nel 2012, è stato protagonista nella straordinaria rimonta nei singoli in quello che è stato definito il “miracolo di Medinah”, firmando il mezzo punto decisivo del pareggio con Tiger Woods. Infine a Parigi nel 2018 è stato il primo europeo a imporsi in tutti e cinque gli incontri. Nello stesso anno è diventato l’unico italiano a conquistare un major, l’Open Championship a Carnoustie. Figura preziosa per il capitano, sa come parlare con i giocatori. «L’orgoglio di poter fare nuovamente il vice capitano dell’Europa - ha detto Chicco - si aggiunge all’emozione di giocare nel circolo dove sono cresciuto». E aggiunge: «L’Open è speciale, ma quando il campo è quello dove hai mille ricordi le emozioni si moltiplicano. Sfide sul putting green da bambini, buche che abbiamo giocato all’infinito.. .quanti ricordi». Con Edoardo, il leader della prima giornata dell’Open, forma una coppia di livello al servizio dell’Europa. Edoardo, ingegnere, oltre che giocatore di alto livello è una mente brillante ed è indispensabile per le statistiche e la capacità di usare i numeri (il prossimo passo sarà l’uso dell’intelligenza artificiale). «Il “Torino” è un percorso di prestigio. Organizzare qui il torneo è stata una grandissima scelta. Ho visto contenti tutti gli altri giocatori». Patrick Reed, 35 anni, americano, il “cattivo” del golf L’Open d’Italia non è soltanto il ritorno in Piemonte, ma anche un passaggio simbolico per il nostro movimento golfistico. Un evento dai mille volti. Uno è quello di Patrick Reed, 35 anni, americano, il “cattivo” del golf. Sedotto dai dollari degli arabi, era approdato alla Liv, traditore, hanno pensato in molti. Ora ha cambiato idea, è tornato sul circuito europeo (deve ancora scontare un anno di squalifica nel Pga Tour). Vincitore del Masters (2018), è in testa alla Race to Dubai, l’ordine di merito del Dp World Tour. «Torino mi ha conquistato - ha detto -. Mi sono divertito passeggiando per la città, immergendomi nella cultura locale». Un altro big è Daniel John Willett, 38 anni, britannico, un Major vinto, il Masters del 2016. Sono 19 gli italiani. L’obiettivo è interrompere un digiuno azzurro che all’Open dura dal 2016, dall’ultimo successo di Francesco Molinari. Suo fratello Edoardo ha indicato la strada.[/CAP1-5SUL]