di
Silvia Morosi
Vittorio Pozzo e Giorgio Vaccaro isolano la squadra per un mese e mezzo in un ritiro di stampo militare. Le vittorie negli scontri diretti con Usa, Spagna, Austria e Cecoslovacchia portano all’oro conquistato «nel nome del Duce»
La nostra prima partecipazione a un Campionato del mondo, la prima volta come Paese organizzatore e il primo trionfo. Il successo - pieno - del 1934 non poteva che essere un motivo d’orgoglio per l’Italia di Mussolini, utilizzato dalla propaganda del regime per legittimare, se possibile ancora di più, la propria ideologia e dimostrare la presunta superiorità della «razza» italiana. Come sarebbe successo anche nel 1938, la competizione azzurra venne trasformata in una sorta di «guerra sportiva», guidata dalla coppia composta da Vittorio Pozzo, allora funzionario della Pirelli, orgoglioso del servizio prestato come ufficiale degli Alpini durante la Grande Guerra, e Giorgio Vaccaro, generale della milizia fascista. Due figure capaci di isolare la squadra per un mese e mezzo, in un ritiro di stampo militare. Portandola alla vittoria e alla realizzazione di quello che il Corriere dell’11 giugno 1934, all’indomani del trionfo, ricorda come un «sogno» (la copia anastatica in edicola giovedì).







