per una la rivoluzione neosocialistaIllustrazione di Mattia Pischedda/IEDSegui Domani su Google22 luglio 2026 • 07:00Aggiornato, 23 luglio 2026 • 10:49I grandi provider di Ia, preoccupati delle conseguenze sul lavoro, propongono nuove forme di redistribuzione. Un intervento pubblico che potremmo definire “neo-socialista”. Non possiamo ignorare i rischi a cui andiamo incontro, ma allo stesso tempo occorre portare una visione all’interno di quella che pare essere soltanto una auto-assolutoria (e tutelante) operazione di ingegneria sociale. Che le grandi multinazionali, e più in generale le grandi concentrazioni di potere economico, abbiano bisogno dello Stato pur dichiarandosi formalmente fedeli a un modello economico liberista è ormai dimostrato da decenni di studi. Che queste stesse concentrazioni arrivino oggi a promuovere, nei fatti, un intervento pubblico che potremmo definire “neo-socialista” è invece una novità. Sembra questo lo scenario promosso dalle Big Tech che producono e diffondono sistemi di Intelligenza artificiale.Francesco SeghezziRicercatore, Presidente di Fondazione ADAPT e docente presso l'Università degli Studi di Bergamo