Il problema vero dell’Intelligenza artificiale è che “ha un impatto su un numero minimo di imprese”. La maggior parte delle aziende italiane non la utilizza e non forma i propri dipendenti. E la manovra, a causa “dell’ideologia che piccolo è bello” non fa nulla per ovviare a un problema che rischia di avere un impatto enorme. Susanna Camusso, senatrice del Partito democratico, riflette sul ruolo della tecnologia sul mondo del lavoro. La incontriamo a margine di un evento su Intelligenza artificiale e economia reale, organizzato dal senatore Massimo Garavaglia e moderato da Cuiprodest. Questioni sindacali, di formazione dei lavoratori e impatto di Big Tech nelle economie mondiali. “Sono monopoli e se non vogliamo che il mondo finisca in mano a pochi si dovrebbe fare come si è sempre fatto: vanno smontati”.

Intelligenza artificiale e lavoro è un binomio che inquieta. Ma non è una novità che le nuove tecnologie creino timori per il futuro occupazionale. Ci sono elementi che le fanno pensare che questa volta ci siano elementi diversi, che le paure siano più giustificate?

"Penso che a differenza di altre tecnologie, l’intelligenza artificiale stia creando più divari. Il suo impatto per ora ricade su un segmento molto piccolo di imprese, anche se non per valore economico. Ma nonostante la comunicazione voglia farci credere che siamo totalmente immersi nell’intelligenza artificiale, la realtà ci dice che continua a esserci una vita lavorativa sostanzialmente analogica. Al momento, dati Cnel, solo il 4,7% delle imprese la usa. C’è un numero enorme di lavoratori esclusi per ora da questa tecnologia. E preoccupa il fatto che in Italia molti di loro, che lavorano per piccole e medie imprese, siano esclusi da questo processo di innovazione. Di conseguenza la loro vita lavorativa è peggiorata, perché non dovrebbero restarne fuori. È un correttivo che andrebbe fatto anche a livello europeo".