"La Notte! Dio, che quadro! Io non posso pensarci senza un grido di entusiasmo. Perdona, divino Raffaello, se nessuno dei tuoi quadri mi ha commosso come questo". Così scriveva Charles de Brosses nelle sue Lettere confidenziali dall’Italia, attorno al 1740, dopo aver visitato la galleria al Palazzo Ducale di Modena: l’Adorazione dei pastori (ovvero La Notte) del Correggio lo aveva decisamente folgorato.

Nel 1522 Alberto Pratonieri commissionò l’opera ad Antonio Allegri, il Correggio, destinandola alla cappella di famiglia nella chiesa di San Prospero a Reggio Emilia: La Notte venne esposta dal 1530 e divenne subito un oggetto di ammirazione assoluta, il primo grande dipinto notturno della storia dell’arte italiana. "È possibile che esistano quadri più perfetti di questo – aggiungeva –. Ma se mi si desse la possibilità di scegliere tra tutti quelli che ho visto, io sceglierei questo, tanto mi ha conquistato".

Soltanto pochi anni dopo, nel 1746, anche La Notte avrebbe lasciato per sempre Modena e l’Emilia: Francesco III, a corto di denari nelle casse ducali, cedette cento capolavori della sua pinacoteca all’Elettore di Sassonia e ne ottenne in cambio centomila zecchini.

E proprio La Notte è già destinata a essere la regina della grande mostra che la Gemäldegalerie dedicherà a Correggio, dal 19 settembre, chiamando a raccolta da musei di tutta Europa i capolavori dell’artista reggiano. "Alla Notte sarà riservata una sala specifica della mostra – annuncia il professor Andreas Plackinger, responsabile per la pittura italiana della pinacoteca degli antichi maestri e curatore della mostra –, e attraverso questo dipinto approfondiremo il fenomeno del chiaroscuro".