È l’autunno del 2009. Lo so perché erano i beati anni in cui si usava Facebook, e quindi sopravvive una foto di quel giorno, sono con un’amica, abbiamo dietro la locandina di Shakira. È l’autunno del 2009 e io litigo tantissimo con un tapino che è alla conferenza stampa di Shakira a fare una domanda.
È un qualunque tapino che di mestiere fa le domande ai cantanti, categoria che quanto a insignificanza culturale se la batte con gli attori. Le chiede se voglia figli, o come mai non abbia figli, una di quelle domande lì.
Quelle domande di cui oggi neanche mi accorgo, ma che all’epoca mi sembrano irricevibili. Ho trentasette anni, e comincio ad avere amiche che non riescono a restare incinte: la possibilità di diventare madri fino all’età alla quale nostra nonna metteva la dentiera nel bicchiere è la più gran balla che abbia venduto loro il progresso.
Oggi non me ne importa granché, perché per quanto fingiamo di prendercela per le questioni di principio ce la prendiamo solo per le questioni che entrano nelle nostre vite, e oggi non conosco più nessuna abbastanza giovane da cercare di rimanere incinta, non ho più amiche da difendere dagli abissi di disperazioni provocati dai discorsi sul figliare.










