«E la tesi la scrivo a casa della rettrice?», «La tesi la volete lo stesso il 31 ottobre?». Gli studenti dell’Università di Torino sono alla disperata ricerca di un luogo dove studiare e scrivere. Il malumore è tutto nelle scritte apparse in questi giorni sui cartelli che annunciano la chiusura di Palazzo Nuovo dal 1 al 23 agosto. Un gesto simbolico che racconta una protesta più ampia: per tre settimane gran parte delle sedi universitarie abbasserà le serrande, comprese biblioteche e aule studio. Il messaggio è chiaro: ad agosto si studia altrove.
La scelta rientra nel piano di risanamento del bilancio di Unito, che punta a ridurre le spese di funzionamento anche attraverso il contenimento dei consumi energetici. Meno edifici aperti significa meno illuminazione, meno climatizzazione e un risparmio sui costi. Ma la decisione ha acceso il dibattito, soprattutto tra chi l’università continua a viverla e in autunno dovrà laurearsi.
«È un disagio, soprattutto per chi deve iniziare a scrivere la tesi», racconta Francesco Barale, studente di Scienze Politiche. «Alla fine ci arrangeremo, come fanno spesso gli studenti, ma resta un problema trovare spazi e materiali proprio nel periodo in cui tanti preparano gli elaborati».






