Milano – “Gaber faceva il teatro-canzone. Io, più umilmente, lavoro sul teatro-cazzone…”. Va be’. Troppo bella la battuta per non iniziarci il pezzo. Anche perché in realtà l’ironia di Enrico Bertolino è tutt’altro che raffazzonata. Professionista della comunicazione (e della risata), il comico milanese è fra i più lucidi nel raccontare il presente. Come si può scoprire venerdì al Castello con “Una serata di ordinaria ironia“, titolo citazionista per condividere quelle intolleranze elementari che ci fanno impazzire. Speriamo non ai livelli di Michael Douglas nel film. Sul palco anche i musicisti Tiziano Cannas Aghedu, Roberto Antonio Dibitonto, Mike Frigoli e Sebastiano Sempio. Regia invece di Massimo Navone.
Bertolino, si sta scoprendo intollerante?
“Ma sì, un po’ come quando a una certa età ti dicono che sei diventato celiaco o sviluppi chissà quale allergia, anche se fino al giorno prima non avevi nulla. Io mi sono accorto di essere diventato molto più rigido verso alcune cose su cui una volta sorvolavo. E così provo a condividerle col pubblico, perché mi sa che non sono l’unico”.
Ci parli allora di queste intolleranze elementari.
“Il “ciaociaociao“ al telefono, hai presente? Non lo reggo più. O chi non presta attenzione mentre parli, anche in casa. Non sopporto poi questo continuo lamentarsi del caldo, come se non ci ricordassimo certe estati di una volta, quando non avevamo nemmeno l’aria condizionata”.






