<p>Arretra il mercato italiano del crowdinvesting.

Tra luglio 2025 e giugno scorso la raccolta delle principali piattaforme si è fermata a 164,2 milioni di euro, con un calo del 36,8% rispetto ai 259,8 milioni ottenuti nei dodici mesi precedenti.

Si tratta del peggior risultato dal 2020, come attesta l'11° report sul crowdinvesting presentato ieri dalla School of Management del Politecnico di Milano.</p><p>La situazione «è riconducibile a più fattori: molte piattaforme hanno cessato le attività per la difficoltà di misurarsi con i nuovi adempimenti richiesti dal regolamento Ecsp (European Crowdfunding Service Providers, effettivo dal 2023, ndr) e con i requisiti di Consob e Banca d'Italia e parecchi investitori sono rimasti delusi dai casi di ritardi nelle exit su progetti equity e insolvenze nel lending», spiega Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell'Osservatorio Polimi. «La volatilità dei mercati ha spinto verso investimenti più tradizionali e l'inflazione ha causato aumenti imprevisti dei costi per le imprese e per i cantieri immobiliari, peggiorando le prospettive di rimborso».</p><p>Anche il numero degli operatori continua a diminuire.

Al 30 giugno in Italia risultavano autorizzati 37 portali di crowdinvesting, cinque in meno dell'anno precedente, e solo 30 hanno pubblicato almeno una campagna negli ultimi dodici mesi.</p><p>Il segmento dell'equity crowdfunding, che rende l'investitore socio a tutti gli effetti dopo la raccolta, mostra un'emorragia meno marcata della media grazie ai progetti immobiliari.