<p>Un tempo si riteneva che <strong>interessi pubblici e privati</strong> dovessero essere rigorosamente <strong>separati </strong>per chi ricopre cariche istituzionali.
Il presidente statunitense <strong>Donald Trump</strong> non sembra rispettare questa regola sancita da norme sul conflitto di interessi.
Infatti in tempi recenti la stampa americana ha messo in luce numerosi casi di arricchimento personale dovuto ad annunci e decisioni presidenziali.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <p>Se fossimo in <strong>Italia</strong>, ai titolari di cariche di governo si applicherebbe anzitutto la <strong>legge sul conflitto di interessi</strong> approvata vent’anni fa.
La norma prevede una serie di <strong>incompatibilità </strong>e dà una nozione ampia di conflitto di interessi, che include ogni atto od omissione che ha «un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare» e dei parenti stretti. </p> <p><strong>Poteri </strong>di <strong>verifica </strong>e <strong>sanzionatori </strong>sono attribuiti all’<strong>Antitrust</strong>.
Inoltre si applicherebbe la normativa sull’insider trading, che riguarda la compravendita di strumenti finanziari da parte di chi, per la posizione che ricopre, utilizza per <strong>ricavarne un profitto</strong> <strong>informazioni privilegiate </strong>prima che diventano di pubblico dominio.







