Angelo Scuteri, Aou Cagliari22 luglio 2026 alle 00:22

«La cervicalgia è un disturbo comune, non grave (non si muore!)», mette in guardia Angelo Scuteri, direttore della Struttura complessa di Medicina interna al Policlinico ‘D. Casula’ dell’AOU di Cagliari, «ma ha un effetto negativo sulla qualità della vita. La cervicalgia è un argomento complesso. Bisogna innanzitutto ricordare che a livello del collo dalle vertebre cervicali escono i nervi che interessano tutto il cingolo superiore; quindi un disturbo a livello delle vertebre cervicali può dare dolore, formicolio, “fastidio” in qualsiasi punto dell'arto superiore, dal mignolo alla radice dell'arto, alla spalla, al petto, a volte anche del viso.

«Inoltre», aggiunge il professore, «quando eravamo animali la percezione di una minaccia o di un pericolo ci portava a drizzare il collo per meglio vedere un predatore in lontananza, e per meglio ascoltare ogni minimo suono sospetto. Per questo motivo, spesso la tensione emotiva (ansia, agitazione, “insoddisfazione” per eventi della vita) può portare cervicalgia attraverso l'irrigidimento del collo (“Stiff neck” della letteratura anglosassone). Per lo stesso motivo, anche qualche decimo di grado di astigmatismo di un occhio può portare a cervicalgia e cefalea — soprattutto se stiamo parecchio tempo davanti a uno schermo (lavoro o pessime abitudini già da adolescenti incollati al video)».