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Ferruccio de Bortoli

L'obiettivo europeo è elettrificare consumi e industria per ridurre i costi dell'energia, ma tra resistenze del settore, reti da modernizzare e investimenti ancora insufficienti il traguardo è lontano

Il piano di elettrificazione europeo, presentato venerdì scorso insieme alla riforma del mercato degli Ets (Emissions trading system), potrebbe avere, agli occhi dei tanti revisionisti climatici, una forma un po’ ideologica e autoritaria, vagamente leninista. «Il comunismo è il potere sovietico più l’elettrificazione di tutto il Paese» diceva Lenin. Ovviamente scherziamo. Ma non troppo perché ci sarà certamente qualcuno che vedrà nell’Electrification action plan della Commissione di Bruxelles, in particolare in Italia, un progetto tanto autoritario quanto irrealizzabile. I dubbi sulla credibilità degli intenti non sono pochi ma non è così. Si tratta di proseguire lungo la strada, accidentata per carità, della transizione energetica che dovrebbe tendere in questo caso -— una delle novità più rilevanti — anche a contenere il costo delle bollette per famiglie e imprese.

L’obiettivo è quello di ridurre di due terzi, entro il 2040, la dipendenza dal gas e dimezzare quella dal petrolio. Il target di elettrificazione medio è stato posto al 46% al 2040, senza traguardi intermedi, lasciando maggiore flessibilità del previsto ai Paesi membri. Nell’analisi di Ecco, uno dei think tank sui temi energetici, si nota subito che, nonostante gli sforzi degli ultimi tempi, il tasso europeo di elettrificazione dei vari usi per i quali è possibile farlo, è fermo da dieci anni al 23% mentre Paesi come la Cina, Corea del Sud e Giappone hanno già superato il 30%. C’è dunque, piaccia o no, un gap competitivo di sistema che va colmato perché questo significa meno innovazione, minori quote di mercato per le aziende, scarsa attrattività di talenti. Il tasso italiano non è poi così male. Siamo al 22% e appena sotto la media europea. E, per quanto riguarda la produzione industriale, con il 39%, stiamo decisamente meglio di altri, anche se non vi sono stati ultimamente grandi progressi nell’affrancarsi, nella generazione di calore, dalle fonti fossili. La media europea è di poco superiore al 33 per cento.