Gropello Cairoli. Un misterioso processo di pietrificazione lo ha reso immune al trascorrere del tempo, ma nemmeno la roccia può resistere per sempre. A 137 anni da quando lo scienziato Efisio Marini ha mineralizzato le spoglie di Benedetto Cairoli, le infiltrazioni d’aria all’interno del sepolcro della cappella famigliare a Gropello Cairoli hanno cominciato ad attaccarle. Ora, prima che il corpo si deteriori troppo, il Comune vuole fermarne il decadimento, e insieme ristrutturare l’intero Monumento Nazionale dedicato al garibaldino due volte presidente del Consiglio. La strada è in salita: per sistemare l’intero sepolcro situato sotto la cappella dedicata ai santi Carlo e Gerolamo (che si trova dentro il giardino di Villa Cairoli) ci vogliono qualcosa come 350mila euro. Una cifra enorme per le casse comunali di un paese da 4300 abitanti. Ciononostante la sindaca Elisa Olga Bergamaschi è intenzionata a trovare i fondi per riuscirci. Cominciamo dai problemi: cosa c’è da fare? «Quando abbiamo chiesto in comodato d’uso al Demanio la cappella e il sacrario lo abbiamo fatto anche perché nella struttura (all’interno della quale oltre al suo feretro sono conservate altre 5 bare di familiari) c’erano dei cedimenti, più che naturali dal momento che l’ultimo intervento sull’edificio risale al 1989, quando venne in visita Bettino Craxi. I problemi, però, riguardano anche il corpo stesso di Cairoli: la sua salma pietrificata è conservata in una cassa di zinco, e ha una finestrella all’altezza del volto da cui abbiamo potuto notare che sta avvenendo un processo di degradazione. Forse è entrata dell’aria, forse è stata colpa dell’umidità, ma non possiamo permettere che vada oltre». Perché di fatto è lui, prima che il sacrario, il Monumento Nazionale. «Possiamo dire così. A Benedetto Cairoli, membro dei Mille e unico superstite di un'eroica famiglia di martiri risorgimentali, ogni paese d’Italia ha dedicato una via o una piazza. Noi abbiamo le sue spoglie, è nostro dovere difenderle dal passare del tempo. Abbiamo già contattato un esperto, e la situazione pare sia recuperabile, ma dobbiamo muoverci in fretta». Oggi il sacrario è chiuso e inagibile: l’idea è renderlo visibile al pubblico? «Esattamente. Fu dichiarato Monumento Nazionale da Re Umberto I nel 1890, e ha un significato storico immenso. All’interno, oltre a Benedetto, ci sono il padre Carlo e la madre Adelaide e i fratelli Ernesto, Luigi, Enrico e Giovanni, insieme alla sorella Rachele e alla moglie Elena Sizzo Noris. La famiglia Cairoli ha dato un grande contributo alla storia d’Italia e sarebbe bello che le persone potessero rendere loro omaggio venendo nel luogo in cui sono sepolte». Un bel sogno, ma economicamente impegnativo. «Il preventivo è alto, sì, ma abbiamo intenzione di proporre il progetto a bandi e fondazioni sperando di trovare presto dei finanziatori. Nell’attesa abbiamo chiesto anche un aiuto alla politica: la deputata Paola Chiesa si è interessata all’idea, e anche il ministro Foti si è detto disposto ad aiutarci. Ci muoviamo su tutte le strade possibili. Fino a qualche anno fa avevamo un’esposizione di oggetti storici all’interno della villa, ma è stato portato tutto al Museo del Risorgimento di Pavia. Questo sepolcro, insieme alla villa, allo scranno parlamentare di Benedetto e alla statua che lui stesso fece fare in onore della madre, è tutto ciò che ci è rimasto del legame di questa famiglia eroica con il paese d’origine».
In pericolo le spoglie di Benedetto Cairoli a Gropello: «Servono 350mila euro per salvarle»
La sindaca Elisa Olga Bergamaschi: «Abbiamo chiesto aiuto anche alla politica»







